|
ROMA
- Ricostruire dalle macerie. Non è solo un modo di dire, ma
esattamente quello che hanno deciso di fare gli esperti del prestigioso
Mit (Massachusetts Institute of Technology) di Boston per capire
come realizzare case il più possibile resistenti allo tsunami.
I ricercatori del laboratorio SENSEable, diretto dall'ingegnere
italiano Carlo Ratti, hanno messo a punto una modalità di costruzione
in grado di garantire una solidità fino a cinque volte superiore
a quella delle tradizionali abitazioni della costa dello Sri Lanka.
Fondamentale punto di partenza per ottenere questo risultato è
stato studiare le rovine lasciate dal terrificante maremoto dello
scorso dicembre e capire che cosa era sopravvissuto alla forza
distruttrice dell'oceano. A restare in piedi sono state soprattutto
le strutture poste in senso perpendicolare rispetto alla linea
della costa, che hanno offerto meno resistenza all'urto dell'acqua.
Da qui l'idea di costruire tenendo conto della posizione del mare,
ma anche realizzando strutture in grado di lasciare vie di fuga
a un eventuale tsunami. La soluzione trovata dallo staff di Ratti,
che ha lavorato in collaborazione con gli studenti di Harvard
e il famoso centro di progettazione inglese Buro Happold, è stata
quella di suddividere la struttura unica delle tradizionali case
cingalesi in quattro pilastri, lasciando che a completare l'edificio
siano delle parti "leggere".
Un'idea che oltre a permettere all'acqua di defluire limitando
l'impatto, ha anche il vantaggio di consentire una costruzione
economica "in divenire". Le parti di congiunzione tra i pilastri
possono essere realizzate infatti con prodotti di vario tipo che
i proprietari possono sostituire, migliorare e personalizzare
nel tempo, utilizzando anche materiali riciclati, con evidenti
vantaggi ambientali. A garantire la tenuta della casa sono invece
i quattro elementi portanti realizzati in blocchetti di cemento
intrecciati con tondini di metallo che gli conferiscono una solidità
molto simile a quella del calcestruzzo, ma a un costo molto minore.
Ogni singola casa costruita seguendo i criteri antitsunami, solitamente
un bilocale per quattro persone, costa circa 1.000 dollari contro
i 1.500 di un'abitazione tradizionale. Le prime mille dovrebbero
sorgere nelle prossime settimane grazie all'intervento di Prajnopaya,
una Ong buddista che ha avuto gratuitamente da Mit, Harvard e
Buro Happold i progetti per realizzarle.
"Sul nostro lavoro - spiega l'ingegner Ratti - non c'è nulla di
simile al copyright, lo immaginiamo piuttosto come un programma
per computer in opensource. I progetti sono consultabili online
e chiunque può consultarli, adattarli alle sue esigenze o migliorarli".
Le simulazioni hanno stabilito che è possibile ottenere una resistenza
cinque volte superiore a quella tradizionale, ma ovviamente le
nuove modalità di costruzione non metterebbero al riparo del tutto
dalla forza dello tsunami.
Garantirebbero però un altro importante risultato. "La vera scommessa
- prosegue Ratti - è trovare un modo relativamente sicuro ed economico
di ricostruire i villaggi costieri, scongiurando la volontà del
governo dello Sri Lanka di spingere le popolazioni verso l'interno:
questa eventualità significherebbe infatti lo sradicamento di
migliaia di persone, aprendo la strada a nuove deforestazioni
e a probabili successive speculazioni a fini turisitici".
(30 maggio 2005)
|