Panorama – Cultura e società

Città al telefono: la globalizzazione in diretta (e in mostra)

traffico telefoni e su protocollo internet da New York verso l'esterno (e viceversa). Rete AT&T. (credits: [url=http://senseable.mit.edu/nyte]Senseable City Lab[/url]).
Esposte al Moma da questa domenica per la mostra Design and the elastic mind, le mappe del progetto New York Talk Exchange guidato da Ratti rivelano molti aspetti della globalizzazione “in diretta”, quella delle parole scambiate al telefono o attraverso computer connessi a internet.
È la rivincita delle città in un mondo che ha dimenticato la notte. Guardare il traffico impalpabile di conversazioni telefoniche e dati che partono da New York verso il resto del mondo (e viceversa) significa ammirare un mappamondo fatto di luci e ombre, dove si “accendono” come stelle alcuni grandi centri urbani del pianeta (come Londra, Toronto, Parigi) e tanti piccoli luoghi periferici. Il web non ha cancellato la geografia, l’identità, le radici. “Una decina d’anni fa, nel bel mezzo della rivoluzione di internet” dice a Panorama.it Carlo Ratti, coordinatore del Senseable City Lab al Mit di Boston “molti studiosi preconizzavano la fine delle città. Sostenevano che la maglia equipotenziale della rete avrebbe annullato tutte le differenze tra una località e l’altra. In realtà si è verificato l’esatto contrario: le città-hub si sono rinforzate. Per questo è molto importante oggi lavorare sulle zone periferiche”.
Traffico telefonico e attraverso protocollo internet da New York all'esterno (e viceversa) durante le 24 ore. Rete AT&T. (credits: [url=http://senseable.mit.edu/nyte]Senseable City Lab[/url]).
L’immagine di “Pulse of Planet” (qui sopra), in mostra a Design and the elastic mind, è un elettrocardiogramma del pianeta che rivela la società delle 24 ore, dove i trader di Borsa lavorano dalle 4 del mattino fino a notte inoltrata. Se al risveglio di New York le conversazioni telefoniche e i dati si infittiscono dal Canada e al Brasile, all’ora di pranzo diventano protagoniste Roma e Milano. “Saranno premiate” precisa il ricercatore del Mit “le località ben inserite nella rete mondiale e provviste di qualità che non si possono distribuire per via telematica: paesaggio spettacolare, clima mite, servizi per il tempo libero, arte e cultura. Città come Aspen, Malibu, Lugano, Tahiti. Oppure Venezia”. Le tecnologie rivelano così nuovi scenari su come progettare gli spazi urbani.
Le conversazioni delle etnie di cinque quartieri di New York. (credits: [url=http://senseable.mit.edu/nyte]Senseable City Lab[/url])
Le telefonate di professionisti e immigrati, i più “chiacchieroni” nella Grande Mela, creano una geografia fluida dove la vita urbana è mondiale e locale allo stesso tempo. “Le conversazioni globali” scrive la sociologa Saskia Sassen “avvengono in cima e alla base dell’economia” (qui il testo in pdf). Giamaicani e Dominicani sono due delle maggiori etnie a New York: le comunicazioni verso la loro terra d’origine diventano più fitte in alcuni quartieri (come il Bronx), quasi periferie della madrepatria dall’altra parte del mare. Si accorciano le distanze fisiche, insomma, e contemporaneamente restano vive le radici affettive.

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