Di Miller Gorini
Expo
2008, Saragozza: acqua e sviluppo sostenibile. Immaginate un’idrolisi
dello spazio; uno spazio plasmato da confini effimeri, da curtain walls
liquidi. Immaginate uno spazio fluido che interagisce con l’ambiente,
con l’afflusso dei fruitori. Immaginate uno spazio digitale, un mezzo
emozionale che dialoga e improvvisa nuovi scenari, nuovi stati di
attenzione e partecipazione. Immaginate quest’idea proiettata in
progetto, in un progetto da esecutivizzare e realizzare; un concetto
che transita nel reale per mezzo della ricerca e con essa prende forma
e si concretizza: state immaginando il Digital Water Pavilion.
Il
padiglione nasce dal lavoro dello studio carlorattiassociati di Torino
e dal MIT di Boston. l’ingegnere e architetto Carlo Ratti è L’elemento
che li accomuna e li relaziona, difatti oltre ad essere socio dello
studio torinese è anche professore presso la Massachusetts Institute of
Technology, dove dirige il SENSEable City Laboratory.
Il
Digital Water Pavilion s’inserisce nell’asse denominato Paseo del Agua,
una direttrice urbana che collega la stazione ferroviaria ad alta
velocità Delicias, progettata dall’architetto Carlos Ferrater, e
l’ingresso dell’Esposizione Internazionale.
La sua funzione è di
comunicare, coinvolgere l’utente sul presente e futuro della città
offrendo anche un luogo in cui ristorarsi.
Il padiglione occupa
un’area rettangolare di circa 400 mq, sulla quale si articolano due
contenitori di piccole dimensioni, opposti e assimetrici rispetto
all’asse trasversale: un punto informativo di 12 mq e un caffè di 30 mq
con terrazza al piano superiore dalla quale si può ammirare il Pavilion
Bridge dell’onnipresente architetto Zaha Hadid.
La copertura si presenta come una lastra sottile ripiena d’acqua,
essa funge come bacino, con vuoti di differenti dimensioni, due dei
quali coincidono con l’ingombro dei contenitori sopracitati; la
copertura è sorretta da dodici pistoni idraulici in grado di muoverla e
di diaframmare lo spazio sottostante fino al suo stato limite, ossia
quando il livello della copertura coincide con quello del terreno.
Il
padiglione estremizza il rapporto tra spazio e struttura. Lo spazio
liberamente articolato è l’oggetto architettonico vero e proprio. I
pannelli scorrevoli e i tramezzi di Rietveld si licquefano in diaframmi
d’acqua: getti d’acqua ad alta frequenza controllati digitalmente. Le
pareti liquide circondano l’intero perimetro del padiglione e sono
presenti anche al suo interno; quest’accortezza progettuale permette di
ottenere diverse conformazioni spaziali, che si adattano alle varie
necessità: le condizioni climatiche, l’afflusso delle persone,
programmazioni particolari ecc.
La
capacità di modificare i limiti del padiglione nelle tre dimensioni e
nel tempo, crea uno spazio fluido che tende allo spazio assoluto
miesiano.
Altro elemento caratterizzante del padiglione è la
comunicazione, che oltre ad essere architettonica, si potrebbe persino
dire strutturale nonostante la sua inconsistenza materica, assume anche
connotati ludici: il padiglione appare come una versione contemporanea
delle città futuriste di Virgilio Marchi. Il controllo digitale dei
getti d’acqua, che fuoriescono ad alta frequenza da ugelli posti
nell’intradosso della copertura, permette di creare disegni, patterns e
scritte nei muri d’acqua: dei veri e propri vuoti a tempo che
impreziosiscono l’opera.
La longevità è una qualità che dovrebbe
essere sempre analizzata in ogni nuova soluzione tecnologica e in ogni
nuova capacità di intendere e progettare lo spazio; la potenzialità che
ha l’innovazione di crearne altre. In questo caso il Digital Water
Pavilion ci porta ad immaginare complessi architettonici più
articolati, come il grattacielo, composti da pannelli liquidi, magari
in grado di passare da uno stato fisico all’altro: dalla sublimazione
al brinamento; per ora è un’immaginazione: per ora.
Link di riferimento:
www.digitalwaterpavilion.com
www.carloratti.com
http://web.mit.edu/newsoffice/2007/waterbuilding-0711.html
www.expozaragoza2008.es

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