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Identificativo: DO20020728002AAA
Data: 28-07-2002
Testata: IL SOLE 24 ORE
Riferimenti: DOMENICA
CORRISPONDENZE E INCONTRI
Lettera da Barcellona - A dieci anni dalle Olimpiadi la città si prepara a una seconda ondata di riqualificazioni urbane
Metropoli sempre in gioco
L'euforia progettuale della capitale catalana non accenna a diminuire, anche se qualcuno, come lo scrittore Montalbán, continua a essere critico
Carlo Ratti e Michele Bonino
di Carlo Ratti
e Michele Bonino

<Il pirulino di Norman Foster>. Così il detective Pepe Carvalho, in un celebre racconto di Manuel Vázquez Montalbán, definiva sprezzantemente la torre per telecomunicazioni di Collserola, progettata dal grande architetto inglese in occasione delle Olimpiadi di Barcellona del 1992. E arrivava addirittura a chiederne la demolizione, come parcella per le sue valorose gesta investigative.
Oggi, a dieci anni dai Giochi Olimpici (si è celebrata la ricorrenza lo scorso 25 luglio), questa torre di vetro e acciaio che domina dall'alto la capitale catalana non è più osteggiata, ed è anzi un simbolo urbano riconosciuto e apprezzato. Forse l'emblema più evidente dell'eccezionale rinascita della città, che in pochi anni si è trasformata da un'anonima metropoli portuale in un'ambita meta turistica di livello internazionale. É questo il "caso Barcellona", studiato nelle scuole di architettura di tutto il mondo: la capacità di cogliere un evento effimero (come le Olimpiadi) per realizzare durevoli trasformazioni urbane, quali la ricongiunzione con il litorale, il recupero dei quartieri degradati del centro storico e la riqualificazione di piazze e spazi pubblici. Interventi importanti e di riconosciuta qualità progettuale, che nel 1999 hanno valso a Barcellona uno dei più prestigiosi awards di architettura: la medaglia d'oro del Riba, attribuita per la prima volta nella storia non a un singolo professionista ma a un'intera città.
Quali le ragioni di tanto successo? Suzanne Strum, nell'ultimo "Barcelona, A guide to recent architecture" (Ellipsis, 2001) fa riferimento soprattutto a una congiuntura nazionale estremamente favorevole: la fine del Franchismo nel 1975, l'euforica adesione della Spagna all'Unione Europea, il ritrovato orgoglio regionale e infine il boom economico degli ultimi anni, sintetizzato nel mantra ossessivo del primo ministro Aznar "Espana va bien!". Ma il successo di Barcellona è legato anche alla partecipazione dei suoi cittadini, sempre vigili sulle scelte progettuali dei propri amministratori e attenti ai processi di trasformazione urbana. Barcellona è per eccellenza la "città degli architetti", come recitava il titolo di un saggio di Llàtzer Moix.
Come definire altrimenti un ambiente in cui il film "En construcción" di Luis Guerín, che documenta in modo polemico le recenti trasformazioni urbane del centro storico, ha fatto registrare il tutto esaurito nelle sale di prima visione? O dove, in una recente mostra su Oriol Bohigas, assessore all'urbanistica negli anni Ottanta e coordinatore degli interventi legati ai Giochi Olimpici, si mettevano agiograficamente in mostra, a fianco di alcuni progetti, le cravatte, i libriccini con appunti autografi, le fotografie della vita privata?
L'architetto sembra essere una figura di riferimento nella società catalana. Se in altri Paesi le cronache rosa si occupano di calciatori e letterine, a Barcellona non disdegnano i progettisti: per esempio Ricardo Bofill, esuberante progettista postmoderno, che compare spesso insieme al figlio Ricardito, già sposato con la figlia di Julio Iglesias e a cui poi è stato attribuito un flirt con la nota cantante Paulina Rubio. Nulla da stupirsi, d'altronde, per una città che ha quasi elevato al ruolo di patrono e protettore Antoni Gaudi, l'esuberante architetto d'inizio Novecento che la segnò con le sue sinuose concrezioni di pietra. In queste settimane si sta discutendo seriamente del suo processo di beatificazione, aperto dalla curia di Barcellona per rendere giustizia alla sua eroica fede, ascetica e frugale (anche se qualcuno fa notare che progettava edifici dal costo esorbitante e riscuoteva incredibili onorari, come scoprirono a suo tempo i pochi clienti, oltre al mecenate Guell, che si affidarono a lui). Oltre che tra i baciapile, Gaudí continua a fare proseliti anche tra i giovani alternativi di matrice surrealista, che vedono nelle sue architetture un viaggio permanente nel sogno e nella trasgressione: come quei "fumadores de porros" (spinelli) che in un mattino del 1966 marciarono tra due capolavori del Maestro, il parco Guell e la Sagrada Famiglia, scandendo slogan che accostavano Gaudí al corrispondente verbo catalano, che vuol dire godere. La città nel suo insieme sta celebrando quest'anno il centocinquantenario della nascita dell'architetto. Sono in corso manifestazioni fino a dicembre: apertura degli edifici altrimenti non visitabili, incontri, pubblicazioni e oltre 20 mostre. Tra queste da segnalare "El universo de Gaudí" al Centre de Cultura Contemporània (fino all'8 settembre), che parte dal contesto tardo Ottocentesco in cui ebbe inizio l'attività del Maestro per arrivare alla sua influenza sulle arti del Novecento. Viene naturale il legame tra l'operosità dell'inizio del secolo scorso e le grandi trasformazioni odierne.
Le trasformazioni di Barcellona, infatti, continuano a pieno ritmo. Se a metà degli anni Novanta, dopo la fine delle Olimpiadi, la città aveva sofferto una breve "depressione post-evento", oggi l'euforia dei cantieri è ricominciata. Si tratta per lo più di interventi legati al Forum delle Culture del 2004 e alla cosiddetta "seconda trasformazione". Spiega Josep Maria Montaner, professore e critico di architettura del quotidiano El País: <Barcellona era alla ricerca di una nuova occasione di mobilitazione collettiva. Si propose come città europea della cultura, ma la sua candidatura non venne accettata. Così, con tipica intraprendenza catalana, lanciò una manifestazione inedita: il Forum delle Culture>. Se i contenuti di questo grande festival, sponsorizzato dall'Unesco, sono ancora vaghi (il programma fa riferimento a una non meglio specificata "piattaforma per promuovere una nuova convivenza senza conflitti in un mondo vivibile"), le ruspe hanno iniziato a lavorare al fondo dell'Avenida Diagonal. Facendo tesoro dell'esperienza olimpica, in cui vennero creati alcuni chilometri di nuove spiagge (addirittura una nudista, in piena città, quasi a dimostrare l'entusiasmo con cui reagirono i barcellonesi all'iniziativa!), il Forum prevede la riqualificazione di un tratto di fronte marino fino a pochi anni fa inquinatissimo, in corrispondenza dello sbocco del fiume Besós. Anche qui un nuovo lido, un nuovo acquario - "parco acquatico tridimensionale" come definito dagli autori, gli olandesi MVRDV - e poi una convention hall, alberghi e molti altri edifici assegnati su concorso ai più grandi nomi dell'architettura nazionale e internazionale. A poca distanza, intanto, sono partiti grandi interventi privati, soprattutto sulla Plaza de las Glorias e sull'area della Diagonal Mar. Sono in costruzione qui i nuovi grattacieli che segneranno la Barcellona del futuro: le tre torri minimaliste di Carlos Ferrater, la controversa Torre de Aguas di Jean Nouvel (stigmatizzata da Le Monde come un "enorme fallo") e infine l'imponente grattacielo-hotel firmato da Oscar Tusquets (tra questi ultimi due, in particolare, si è instaurata un'insana competizione: i cantieri sono iniziati in contemporanea e oggi, in maniera molto sentita dai progettisti e dalle imprese, i due edifici si sfidano piano dopo piano nella loro velocità di elevazione). Nel poco distante Poble Nou, invece, è in costruzione l'avveniristico distretto digitale 22, con annessa città della conoscenza.
Tutti contenti per questo rilancio della città? Come sempre le vicende architettoniche creano un dibattito appassionato. Tra i critici dei nuovi interventi c'è lo stesso Montaner: <Barcellona aveva sviluppato una certa sensibilità urbana, una logica di crescita fatta di piccole aggiunte, sovrapposizioni, interventi interstiziali. Oggi tutto questo si sta perdendo: prevalgono gli oggetti isolati, meglio se firmati: una Zaha Hadid, un Herzog & de Meuron... Il Forum sta portando con sè un'architettura vuota di contenuto, spettacolare: un montaggio da riprendere in televisione, utile per la produzione delle immagini. A un modello europeo - e italiano in particolare - si è sostituito il modello nordamericano>. Lo scrittore Manuel Vázquez Montalbán è ancora più caustico. Spiega: <La Diagonal Mar è una speculazione edilizia che interessa un intorno urbano degradato e densamente abitato, ponendo seri problemi di carattere sociale, umano. É come costruire Malibu a fianco di Harlem, l'impatto di questo tipo di interventi finisce per intaccare l'ecosistema della città>.
Tra queste polemiche, poi, si inserisce l'eterna rivale, Madrid. C'è già chi ne preconizza il sorpasso sulla capitale catalana, grazie alla preparazione della sua candidatura olimpica per il 2012 e alla presenza di un vivace gruppo di progettisti. Secondo Carlos Sambricio, insigne cattedratico, alcuni architetti madrileni, oltre al celebre Moneo, stanno lasciando tracce più profonde dei loro colleghi barcellonesi, preferendo la riflessione alla gestualità e il risultato meditato all'esuberanza espressiva catalana. Profetizza: <Tutto è ciclico, e quel che si può dire tutt'al più è che i cinque minuti di celebrità di cui parlava Woody Allen passano da una città all'altra>. Facendo riferimento all'architettura del secondo dopoguerra aggiunge: <Barcellona non è Malibu: cercò di essere come Milano, ma rimase una volgare imitazione, per quanto Oriol Bohigas copiasse Vittorio Gregotti>. Sarà, ma a tanti milanesi oggi non dispiacerebbe fare cambio.
Foto: Barcellona, a sinistra, progetto di Herzog & De Meuron per il Forum 2004, edificio triangolare: nella foto grande, ponte di Santiago Calatrava