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Identificativo: DO20020616013CAA
Data: 16-06-2002
Testata: IL SOLE 24 ORE
Riferimenti: DOMENICA
CULTURA E CITTA'
Torino 2006 / Botta e risposta
No, è la strada migliore
Carlo Ratti
Nel sollevare la questione dei progetti per le Olimpiadi di Torino del 2006, il supplemento <Domenica> del Sole-24 Ore non intendeva certo fare del gratuito scandalismo, né gettare la croce addosso agli amministratori locali, il cui lavoro è spesso intralciato da leggi barocche e vessatorie. Il nostro proposito era semplicemente di aprire una discussione sul futuro della città, che non può andare disgiunto da una coraggiosa apertura internazionale, sostenuta peraltro dallo stesso sindaco Chiamparino e dall'assessore Viano nell'intervento che pubblichiamo. Viano ha ragione a obiettare che non esiste un'unica strategia risolutiva per alzare il livello di qualità dei grandi interventi urbani. E che i concorsi di progettazione, caldeggiati spesso come toccasana, in certi casi possono dare esiti deludenti: per esempio se la giuria che deve vagliare i progetti in gara è incompetente o, peggio, asservita a lobby di vario genere (a questo proposito Vittorio Gregotti ricordava qualche giorno fa sull'Unità come il grande Frank Lloyd Wright non partecipasse a concorsi perché pensava che coloro che giudicavano erano architetti molto meno bravi di lui). Scrive però Piero Bini da Torino, in risposta al nostro articolo del 2 giugno: <Le critiche ai concorsi sono ben vicine a quelle più volte sentite per ogni strumento democratico. Eppure non c'è dubbio che la democrazia, per quanto criticabile, sia alla lunga assai meglio di altri regimi che appaiono più efficaci e più pronti, ma poi si prestano a degenerare proprio perché privati dei più elementari meccanismi di feedback>. Parafrasando Churchill: il concorso è il peggior sistema per selezionare un buon progetto di architettura, a eccezione di tutti gli altri. L'altro sistema praticato dalle pubbliche amministrazioni è infatti la cosiddetta gara su curriculum. Una procedura in base alla quale non viene scelto un progetto per il suo valore, ma si seleziona un professionista in base a parametri quali il fatturato annuo, la gamma di opere simili già realizzate o il numero di computer a disposizione.
Il concorso di progettazione favorisce l'inserimento di giovani progettisti, la circolazione di idee a livello internazionale e la trasparenza. É quest'ultimo uno dei temi su cui sono intervenute le associazioni torinesi Pro Natura, Legambiente e Oltrepo. A proposito delle grandi trasformazioni urbane scrivono: <Quello che stupisce semmai è la mancata discussione di questi vasti scenari che si prospettano: discussione a cui dovrebbero partecipare non soltanto gli ordini professionali o gli addetti ai lavori, ma tutti gli attori politici, sociali, culturali, economici e sindacali della nostra città ... Occorre innescare fin da ora un processo di partecipazione>. E sembrano anche lanciare una proposta: una strategia complessiva a livello metropolitano, governata da un'unica cabina di regia. É quello che sta già accadendo in molte città europee, da Londra a Salerno, che per il coordinamento degli interventi urbani in corso si sono affidate a figure professionali di alto livello internazionale, capaci di superare le logiche localistiche. Siamo sicuri che Torino saprà mostrarsi all'altezza della sfida. (Carlo Ratti)