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Identificativo: DO20000507043CAA
Data: 07-05-2000
Testata: IL SOLE 24 ORE
Riferimenti: DOMENICA
MATERIALI E IDEE
PARIGI
Persi nel Panthéon della meccanica
 
Carlo Ratti
di Carlo Ratti
Come definire il Musée des Arts et Métiers di Parigi? <Un Panthéon delle macchine>, ha azzardato la rivista francese <Connaissance des Arts>. <Un tempio della storia della tecnica, il più antico d'Europa>, ha rilanciato un compiaciuto <Le Monde>. Dopo un importante intervento di ristrutturazione, il museo è stato inaugurato dal primo ministro francese Lionel Jospin ed è ora aperto al pubblico.
Venne fondato nel 1794, pochi anni dopo la Rivoluzione Francese, con un fine ben preciso: riunire in un unico luogo <tutte le macchine e i congegni inventati o perfezionati di recente>. A questa vocazione enciclopedica, che rispecchiava lo spirito dei tempi, si affiancavano inoltre intenti didattici: diffondere il sapere scientifico tra le classi meno abbienti ed educare la nascente imprenditoria del Paese alla cultura del progresso: il museo <sarà un serbatoio i cui canali fertilizzeranno tutta la Francia>, declamarono i fondatori.
Per iniziativa di tre protagonisti della scena politica di quegli anni - l'abate Grégoire, Fabre e un certo Bonaparte - il museo si insediò nel 1799 in una sede prestigiosa: l'abbazia parigina di Saint-Martin-des-Champs, importante priorato d'origine medioevale, svuotato d'un tratto dalle epurazioni anticlericali del periodo rivoluzionario. L'imponente cappella gotica, risalente al XIII secolo, venne trasformata in una sala per dimostrazioni scientifiche e così riconsacrata - è stato scritto spesso - alla nascente religione del progresso.
Proprio il carattere mistico della cappella, in cui si accumularono negli anni oggetti meccanici d'ogni genere, colpì l'immaginazione di letterati e poeti: da Robert Desnos a Michel Leiris, da Julien Green a Umberto Eco. Vagando nell'oscura navata tra automobili, aeroplani, motori e rotori, quest'ultimo scrisse ispirato: <si entra e si viene abbagliati da questa congiura che accomuna l'universo superiore delle ogive celesti e il mondo ctonio dei divoratori di oli minerali>. Come Green, inoltre, Eco rimase affascinato dal pendolo di Foucault (da cui il nome del suo celebre romanzo), ingegnoso dispositivo che segnala a un tempo la rotazione della terra e la staticità degli astri.
Completamente rinnovate le gallerie espositive, modificati gli accessi, restaurate le collezioni e rifatti gli allestimenti, per un investimento complessivo di quasi cento miliardi di lire. L'artefice del progetto è Andrea Bruno, architetto italiano con studio a Torino e Parigi, scelto su concorso internazionale nel 1991 dall'allora presidente francese, Frantois Mitterrand. Bruno ricorda: <La mia prima reazione, quando visitai il museo, fu quella di non toccare niente, chiudere tutto a chiave e gettare la chiave nella Senna. Poi in me prevalse l'architetto. Decisi di darmi da fare>.
Queste prime considerazioni sono in sintonia con i principi-guida della ristrutturazione: la reversibilità e il rispetto degli interventi pregressi. Una scelta, quest'ultima, evidente per esempio nella decisione di conservare le rotaie metalliche che solcano i pavimenti del piano terreno: testimonianze di un tempo in cui silenziosi inservienti in càmice spostavano su carrello, da una sala all'altra del museo, i materiali oggetto delle esercitazioni didattiche.
Nel complesso la ristrutturazione di Bruno è all'insegna della correttezza e, per chi conosce l'opera dell'architetto torinese - che ha firmato tra gli altri il Museo d'Arte Contemporanea di Rivoli -, segnata da una mano sorprendentemente leggera. Il percorso espositivo parte dai bei sottotetti con carpenteria lignea, felicemente recuperati alla mostra degli strumenti scientifici, e si snoda verso il basso attraversando sette diverse sezioni tematiche (strumenti scientifici, materiali, costruzioni, comunicazioni, energia, meccanica e trasporti).
La cronologia è chiara e fornisce immediati punti di riferimento. Tra questi, alcuni autentici "incunaboli" della storia della tecnica: dalla macchina calcolatrice di Pascal alla pila di Alessandro Volta; dall'apparecchio cinematografico di Louis Lumière alle sofisticate attrezzature del laboratorio di chimica di Lavoisier. La sezione trasporti, alla luce delle straordinarie evoluzioni di questo secolo, è forse la più sorprendente. Qui si trovano, tra gli altri, il primo mezzo automobile mai realizzato (chariot à feu di Cugnot, 1771), un carro in legno in cui la macchina a vapore sostituisce i più tradizionali bovini; e la macchina volante di Clément Ader, gigantesco pipistrello in seta e bambù che incredibilmente si staccò da terra nel 1897, fornendo la prima prova delle possibilità del volo meccanico. Oggi pende inoffensivo dal soffitto dello scalone monumentale, verso la fine del percorso espositivo.